• Simona

Creo ergo sum: la creatività in quarantena


Quando pensai di creare questa piccola rubrica blog chiamata Creo ergo sum, in cui raccogliere le mie personalissime riflessioni legate al mondo "artigianato" ero cosciente che sarebbe stato un appuntamento spot. Ma adesso sono passati davvero tanti mesi da quando ho prodotto l'ultimo post, e non accamperò scuse: sarebbero così tante che esaurirei la vostra pazienza prima di arrivare al cuore di questo nuovo articolo.

Siamo ormai ad un mese di quarantena. Ho affrontato il primo periodo di slancio, e grazie ad un minimo di impegni e programmazioni che sono riuscita a non sconvolgere troppo, chiusa nell'antro della mia Fucina, la mia creatività non ha subito particolari scossoni. Ho intrapreso anche alcuni lavori di "restauro" brand/sito/pagine social, e mi sono dedicata a qualche percorso di crescita. Esulando dalla contingenza e dalle preoccupazioni per il futuro, e mettendo il turbo alla positività, poteva quasi sembrare un periodo non troppo male.

Da una settimana a questa parte è arrivata la stanchezza. Corpo e mente, che pure tengo attivi, per quanto possibile farlo chiusa tra quattro mura, stanno cominciando a vagare come John Travolta in quel simpatico meme che ha affollato le nostre pagine Facebook mesi addietro. La mia parte emotiva ed inconscia sta lì dietro quella razionale, e le sussurra domande a cui è impossibile rispondere. La fantasia è un'ottima intrattenitrice quando si ha bisogno di evadere un po' dal presente (e io, direttamente da alcuni episodi del mio passato non proprio fortunati, modestamente ho un ottimo allenamento in proposito) , ma spesso crea anche i presupposti per atterraggi non proprio morbidi quando si rientra alla base. La mia fantasia, non imbrigliata dal lavoro, è perfino più smarrita di me.

La verità è che sto cercando di fare solo progetti di portata minima. Non ho la forza di lavorare su qualcosa che non so quando potrà concretizzarsi. A cui non so come e quando arriverò. E' un momento di paralisi: da una parte, per dirla con una frase motivante (e verissima) che ho letto ultimamente, è ok non essere al massimo della propria produttività (qualunque essa sia) mentre è in corso una pandemia; dall'altra ci rifiutiamo, io come molti, di vedere questo periodo di stasi come "morto", e quindi abbiamo bisogno di progettare e renderci utili a noi stessi, così che quando pian piano torneremo alla normalità non ci faremo trovare impreparati (quando, come, cosa e perché è pur tuttavia un mistero).

Più che passa il tempo e più che maturo la consapevolezza che il concetto di "ritorno" sia quanto mai illusorio. Non importa quanto avremo lavorato in background per crearci nuove strategie, di lavoro come di vita: quello che ci aspetta è un ignoto che sapremo affrontare solo quando ce lo troveremo davanti. Anche noi, probabilmente, saremo diversi, dove diverso non significa né migliore né peggiore: se, anche senza accorgersene pienamente, è vero che cambiamo durante tutto il corso della nostra vita, eventi di questa portata ci impongono prese di coscienza più repentine e radicali. In tutto questo la creatività è una perfetta simulazione del lavoro che posso fare in primis su me stessa: come quando mi accingo a dar vita ad una delle mie creature, devo trovare il tempo e la condizione mentale per verificare tutti i pezzi e metterli assieme meglio che posso. Ma sarà anche il pattern per trovare strade e metodiche per far sì che questa resti una professione degna di essere intrapresa, affinché le mie creature possano continuare a parlare a chiunque le scelga.

Anche nel mezzo di una pandemia, ancora non riesco a concepire un mondo in cui ognuno non possa esprimersi nella propria bellezza e unicità. Anzi, se proprio devo immaginare un futuro possibile, penso che soprattutto dopo un periodo oscuro sentiremo di voler fare scelte che ci appartengono, ci illuminano e ci rappresentano non per come dovremmo essere ma per come siamo. In questo processo ogni animo creativo, ogni spirito innovativo e ogni personalità fuori dagli schemi avrà una grossa responsabilità.


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