Chammeleon è un progetto Hic Sunt Monstra dedicato al lato semplice della meraviglia: una possibilità minimal e versatile di indossare i nostri miti, la nostra simbologia, i nostri modi di essere, nonché di cambiarli o sostituirli con un semplice gesto. Il suo nome gioca con i termini cammeo e chameleon (camaleonte in inglese), per evocare un'atmosfera di mutazione e cambiamento.

Chammeleon è un set indivisibile che comprende un ciondolo dalla lunga catena chiusa - che si indossa dalla testa, e che termina con un moschettone a cui è agganciato un cammeo 30x40 mm, che potrete sostituire a piacere con il secondo cammeo già incluso.

Entrambi i cammei nel set sono legati cromaticamente e/o tematicamente.

La lunghezza della catena è sui 70 cm circa. Al momento dell'acquisto avete la possibilità di chiederne l'ulteriore allungamento - oppure l'accorciamento con inserimento di un moschettone piccolo per l'apertura e la chiusura.

Sarà sempre possibile avere il vostro modello Chammeleon anche su commissione. Scrivetemi senza impegno per avere informazioni.

 

Questa edizione autunnale di Chammeleon è dedicata ad alcune piante particolari, note nella tradizione erboristica più antica anche come "erbe delle streghe". E poichè le streghe meritano un trattamento speciale, potrete scegliere voi, al momento dell'acquisto, i due cammei volete tra le sette piante proposte, di cui una, la Madragola, è disponibile in due versioni. Potrete inoltre scegliere la tonalità del metallo tra color argento e color bronzo

 

Ogni set, quindi, verrà realizzato al momento dell'ordine, e includerà due cammei a vostra scelta tra quelli proposti, montati su metallo della colorazione a vostra scelta, con catena da 70 cm (ove non richiesta di diversa lunghezza).

Specificate le piante da voi scelte come nota all'ordine. 

 

Le piante che vi propongo sono quelle che personalmente più amo, visivamente e simbolicamente, nonché quelle che vengono citate più spesso in associazione alle streghe. 

 

1) Madragola è proposta in due varianti: un disegno in bianco e nero e uno colorato, entrambi ricavati da illustrazioni di antichi manoscritti. Erano entrambe così belle (e sono così affezionata all'immaginario di questa pianta) che mi è stato impossibile sceglierne solo una.

Per la sua forma simile a quello di un piccolo uomo, e grazie ai suoi reali poteri ipnotici, la mandragola è forse la pianta tra le più citate in ambito di stregoneria: secondo la tradizione era l'ingrediente magico in grado di far volare le scope. 

Per tutto il Medioevo e oltre è stata considerato un potente talismano contro sterilità, povertà e altre forme di negatività. Tra le caratteristiche più interessanti legate alla mandragola quella di dover estrarre la radice con somma attenzione, onde evitare di soccombere alle urla della pianta strappata, e di conservarla vestita, nutrita e accudita, così da farla diventare un vero oracolo in grado di garantire fama, potere e ricchezza.

 

2) Artemisia, madre di tutte le erbe, deve il suo nome alla dea Artemide, a cui era dedicata. Rivolta alla cura dei problemi femminili, nell'antichità era una pianta utilizzata nella protezione contro il maligno e le negatività, e contro ogni forma di insidia naturale e soprannaturale. 

Oggi sappiamo che l'artemisia ha anche ottime proprietà digestive, e viene utlizzata spesso nella preparazione degli amari. 

 

3) Belladonna: si narra che il suo nome nasca dall'espresione francese "belle femme", con la quale si identificava quella strega di cui non si aveva una cattiva opinione, ma di cui si apprezzavano le doti di guaritrice. La belladonna era tra quelle piante definite semplicemente anche  "erba delle streghe", ed era molto utilizzata nei preparati magici per il suo potere allucinogico. Fino all'Ottocento se ne faceva  largo uso in ambito cosmetico: poche gocce di belladonna erano in grado di allargare la pupilla, rendendo lo sguardo più seducente.

Si tratta in verità di un potente veleno, e ce lo ricorda anche il nome scientifico che gli dette Linneo nel Settecento, Atropa Belladonna: Atropo era la Parca che aveva il compito di tagliare il filo della vita. 

 

4) Elleboro: pianta utilizzata nell'antica Grecia per proteggere le case dagli spiriti maligni, l'elleboro è assai più noto per essere stato citato  come cura per le donne accusate di stregoneria, intesa come forma di follia collettiva. E' stato infatti a lungo utilizzato  come supporto per il sollievo delle  malattie mentali.

L'etimologia del suo nome racchiude il concetto che si tratti di una pianta tossica e velenosa (dal greco uccidere e consumare). E se molti la consideravano un antidoto contro la pazzia, è anche vero che, come spesso succede nella farmacopea più antica, la stessa pianta, in diversi dosaggi, era accusata di causare proprio quelle stesse pazzia e malinconia che avrebbe dovuto curare.

 

5) Stramonio: ecco un'altra pianta ritenuta indispensabile per le streghe. Utilizzato nei vari unguenti, lo stramonio consentiva infatti loro di volare e avere visioni.

Considerato il cibo dei demoni e definito "erba del diavolo", lo stramonio è l'ennesima pianta tossica con effetti narcotici, assai pericolosa, che utilizzata in piccole dosi provoca delirio, perdita di memoria, convulsioni, paralisi e vere e proprie allucinazioni. Si narra pertanto che venisse adoperata da maghi e negromanti per far compiere ai loro adepti gesti nefandi senza che potessero ricordarsene. 

Utilizzato come cura contro l'epilessia, come narcotico e contro l'asma, lo stramonio ha un bell'aspetto, ma è accompagnato purtroppo da un terribile odore, soprattutto se se ne toccano le foglie. 

 

6) Giusquiamo: pianta immediatamente associata a streghe, demoni e sabba, ingrediente fondamentale di ogni rituale per evocare il demonio, sin dall'antichità era nota per le sue qualità allucinogene, e l'accompagnava una fama sinistra.

Il suo nome è associato ai maiali, che si dice siano gli unici esseri viventi in grado di cibarsene senza conseguenze. Per questo nome, leggenda vuole chi sia il giusquiamo il veleno che Circe utilizzava per trasformare gli uomini in porci.

Per le sue qualità soporifere, nella medicina medievale fu utilizzato come narcotico durante le operazioni chirurgiche, in combinazione con altre erbe.

 

7) Digitale: nota come pianta delle fate, in quanto si credeva che fate e folletti usassero le sue campanule come casette in cui dormire, è caratterizzata da fiori rossi a forma di ditale, da cui il suo nome scientifico: Digitalis Purpurea.

E' una pianta assai velenosa, utilizzata come diuretico e contro le affezioni cardiache, ma che tende ad accumularsi e avere effetti tossici per l'organismo. 
 

Questa speciale edizione Chammeleon resterà disponibile solo a fine anno. 

Dopo di che potrà essere realizzata solo su commissione. 

 

 

Chammeleon - Le erbe delle streghe

€ 28,00Prezzo
Tonalità metallo
  • Componenti metallici in lega per bigiotteria nickel free.

    Vetro.

     

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