Nell'antica Roma Fortuna era una dea che presiedeva al destino e propiziava la buona sorte.  Inizialmente le sue qualità erano sempre positive, poi nel tempo le vennero attribuite anche le responsabilità di ogni forma di fato avverso.  Capricciosa e cieca, veniva venerata con svariati attributi.  A lei è legata anche la leggenda della fondazione di Roma.

 

Il suo simbolo era la sfera, su cui spesso si ergeva iconograficamente  la sua figura, segno inequivocabile della sua variabilità e incostanza. A lei nel tempo abbiamo associato anche un altro elemento circolare, ovvero la ruota: tutti simboli che non hanno punti fissi o di riferimento.

 

La mia interpretazione di Fortuna questi simboli li contiene entrambi, assieme a molto altro.

La sfera - di quarzo ialino - è il pendente principale di questa creatura, legato ad un connettore a forma di mano, simbolo della possibilità di essere artefici della nostra (buona) sorte. Lampante anche il riferimento alla sfera di cristallo, in cui peraltro come forma di divinazione leggiamo il disegno del nostro futuro.

La ruota è raffigurata da un donut sempre in quarzo ialino, mentre la catena è arricchita da piccole sfere della stessa pietra, e da due connettori a forma di divinità femminile.

 

Fortuna è dea anche ai giorni nostri. Tuttora la veneriamo e cerchiamo i suoi favori, anche se non dentro a templi o tramite sacrifici.

Certo, niente ha più valore del farsi strada da soli, migliorandosi attraverso il nostro impegno e le nostre azioni, invece che aspettando lo sguardo benevolo degli dèi.

Il dubbio tuttavia resta: anche quando ci applichiamo con caparbietà e la vita infine ci sorride, quanta Fortuna c'è dietro quel sorriso?

 

La catena è lunga 50 cm circa (25 cm per lato).

 

 

 

 

 

Goddess within - Fortuna

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    Pietre dure.