• Simona

Hina

Aggiornato il: 30 dic 2020




Siamo arrivati al termine di questo viaggio creativo all'interno del mio progetto Lùnica che ho dedicato alle divinità lunari,

Lo concludo con una meta lontana lontana (almeno per me) come quella della cultura polinesiana. Ho chiesto ispirazione (e benevolenza) a Hina, energia femminile legata alla luna, al mare e all'aria. Ho trovato questo trittico così perfetto, così pregnante e così ricco di prospettive che ho visto in questa divinità anche un ottimo messaggio di buon augurio per i mesi a venire.


La mitologia polinesiana non è certo meno complessa della nostra, anzi, non fosse altro per la varietà dei popoli che fanno parte di questa cultura. Non ho modo - né è lo scopo di questo mio progetto - di essere esaustiva su tutte le complesse implicazioni di questa figura, Già solo il nome, Hina, indica uno svariato numero di divinità femminili o forze femminili, dee o regine, che sono spesso difficilmente distinguibili l'una dall'altra. Il nome può essere abbinato a termini che specificano la funzione della divinità. Nel caso della Hina associata alla luna, ad esempio, esistono suffissi diversi per ogni fase.


Sono le leggende mitologiche più diffuse nella cultura polinesiana quelle che associano Hina alla luna e alle acque. Il mare ha una forte connotazione femminile, il mare ha uno stretto legame con la luna che influenza le maree, e sia mare che luna hanno ruoli preponderanti nella nascita della vita in senso cosmico. Come in tantissime altre culture, le fasi lunari sono spiegate dai Maori con eventi, spesso cruenti, di morte e rinascita.


Hina è legata all'eroe polinesiano più famoso, Maui, di cui a volte è sorella, a volte moglie, a volte madre. Fatto sta che anche dai pochi dettagli reperibili da una superficiale conoscenza di Hina, captiamo subito come la sua importanza sia strettamente connessa ai valori delle società polinesiane e al loro stile di vita: gente che viveva di mare, di venti e di fasi lunari che regolavano il trascorrere del tempo e, come abbiamo già detto, le maree. La figura di Hina mi arriva con la forza di una pesca fortunata: madre e amante, come tante divinità marine, signora di un mondo complesso, rischioso e imprevedibile come quello acquatico. Capricciosa, anche, forse. E poi c'è quell'accenno all'aria. L'elemento Aria, che per noi è creatività e pensiero, spirito e anima, dona a questa dea una connessione con l'Origine primigenia ancora più forte, quasi a dire che il femminile dà vita non perché è capace di generare, ma perché è capace di concepire: pensare, ideare, infondere e poi plasmare l'esistenza.


Per lei ho voluto la ricchezza e l'opulenza delle rotondità, spirali e forme ondeggianti, il blu del mare, sia nella resina nebulosa del pendente, sia nella sodalite, punteggiata di bianco come il mare che s'imbianca di spuma. E poi c'è la coda in osso: coda di sirena o di balena che sia, è il simbolo immediato che richiama l'oceano, la sua vastità, la sua ricchezza di specie di vita: in essa è tutto il suo potere.




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