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La forza del mito di Persefone: la trasformazione che nasce dalla discesa

  • Immagine del redattore: Simona
    Simona
  • 25 mag
  • Tempo di lettura: 4 min

Sono Simona, le mani, la mente e il cuore dietro al progetto Hic Sunt Monstra, e questo è il mio blog, dove vi parlo prevalentemente di artigianato, letteratura e ispirazione. Scrivere è una mia grande passione, spero di riuscire a coinvolgervi nel mio lavoro e nel mio mondo anche tramite i miei post.



Quello di Persefone è un mito che non ha mai smesso di parlarci. Continua a fare appello alle nostre ombre e non ha ancora finito di interrogarci. Lo conosciamo, lo abbiamo sentito narrare fin dall’infanzia, ma ogni volta che lo rileggiamo sembra dirci qualcosa di nuovo.


Il suo valore legato al processo di nascita - morte - rinascita è un'icona della ciclicità della natura, fortemente connesso ai culti agricoli che hanno segnato l'inizio della nostra civiltà.











Illustrazione © Aneta Bronisz-Antoniolli https://www.instagram.com/rampant.hare/
Illustrazione © Aneta Bronisz-Antoniolli https://www.instagram.com/rampant.hare/

Ma Persefone è anche una figura capace di rappresentare uno dei viaggi più drammatici dell'animo umano. E lo fa non come un’eroina lontana e invincibile, ma come creatura profondamente umana che attraversa la perdita, il dolore e la trasformazione forzata. È un mito che parla di passaggi, di soglie, di momenti in cui la vita ci chiede di scendere negli abissi senza sapere se – e come – torneremo.

In un tempo come il nostro, che teme il buio e rifiuta l’attesa, Persefone continua a essere una voce necessaria. Ci ricorda che non esiste crescita senza profondi cambiamenti, né luce che non abbia conosciuto l’ombra.







Photo © Hagal Art www.hagalart.com
Photo © Hagal Art www.hagalart.com

Il mito di Persefone , in breve, è questo.

Persefone è la figlia di Demetra, dea delle messi e della fertilità. Mentre raccoglie fiori in un campo, la fanciulla viene rapita da Ade e condotta negli Inferi, dove diventa sua sposa e regina del mondo sotterraneo.

Demetra, devastata dal dolore, smette di prendersi cura della terra: i campi diventano sterili, il mondo si inaridisce. Di fronte alla minaccia della carestia, Zeus interviene ordinando che Persefone venga restituita alla madre.







Illustrazione © Erika Pullia www.instagram.com/keikoeri/
Illustrazione © Erika Pullia www.instagram.com/keikoeri/

Ma la soluzione non è semplice, né definitiva. Prima di lasciare gli Inferi, infatti, Persefone ha mangiato alcuni chicchi del frutto del melograno che cresce in quel regno. Quel gesto, apparentemente minimo, è decisivo: chi si nutre del cibo dell’oltretomba ne diventa parte e ne accetta il vincolo. Il destino della fanciulla si divide: Persefone non può più appartenere ad un solo mondo. Una parte dell’anno tornerà accanto alla madre, nella luce e nella fioritura; l’altra la trascorrerà come sovrana dell’oltretomba, nel silenzio e nell’oscurità. Nascono così le stagioni, il ritmo ciclico della natura, il tempo del ritorno e quello dell’assenza.







Photo © Francesca Ciprari: www.instagram.com/ilmisfattodinina) Illustrazione © Maila Mangiapanello: mailamangiapanello.it




Illustrazione © Carolina Viario www.instagram.com/lalchimistaartlab/
Illustrazione © Carolina Viario www.instagram.com/lalchimistaartlab/

La discesa agli Inferi è un simbolo universale di nascita, morte e rinascita

I miti che la raffigurano sono tra i più potenti e ricorrenti nella mitologia di ogni cultura. Parlano di un archetipo profondo: quello della trasformazione attraverso la perdita.

Scendere significa abbandonare una forma di sé, perdere certezze, identità, ruoli. Significa affrontare il vuoto, il silenzio, la paura.


Questi racconti colpiscono ancora oggi la nostra immaginazione perché descrivono qualcosa che conosciamo intimamente: le crisi, i lutti, le fratture interiori, quei momenti in cui la vita si ferma e ci costringe a cambiare. Non c’è vera rinascita senza una morte simbolica, e i miti lo sanno da sempre. Ci mostrano che il buio non è un errore, ma una fase necessaria del ciclo.




Illustrazione © Vanessa Mancini www.instagram.com/vanessamancini_art
Illustrazione © Vanessa Mancini www.instagram.com/vanessamancini_art

Ma il mito di Persefone ci ricorda secondo me qualcosa di più. Non racconta infatti un ritorno “intatto”. Persefone non torna mai più ad essere la fanciulla che era. La sua rinascita porta con sé il segno dell’ombra: l’esperienza degli inferi, la consapevolezza della morte, la memoria del dolore.

Ed è proprio questo il cuore del mito. La rinascita non cancella ciò che è stato, lo integra. Porta con sé una nuova profondità, una forza diversa, una sapienza che nasce dall’aver visto il buio e averlo abitato.








Illustrazione © Chiara Toniolo www.instagram.com/chiaratoniolo_art/
Illustrazione © Chiara Toniolo www.instagram.com/chiaratoniolo_art/

Persefone diventa regina perché conosce entrambi i mondi. È ponte, soglia e creatura liminale. E nel suo ritorno alla luce rimanendo legata alle ombre, ci dice che il dolore attraversato non è una macchia da eliminare, ma un valore aggiunto: un monito, una radice, una esperienza formativa che rende più consapevoli e più vere.


Persefone ci insegna che non dobbiamo temere la discesa, anche quando non l’abbiamo scelta. E ci rammenta che ogni inverno dell’anima contiene in sé un seme, invisibile ma vivo.

Il suo mito è un invito a non spezzarci, a non sentirci divise, a onorare i nostri cicli interiori, a rispettare i tempi del silenzio e quelli della fioritura, senza forzare il ritorno alla luce.





Questo post si avvale della collaborazione grafica di meravigliose artiste, che mi hanno concesso la loro visione di Persefone, e con essa di una parte del loro talento e della loro anima. A loro va la mia più profonda gratitudine.





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