• Simona

Leggere per vivere, e alcuni libri per farlo meglio.

Ciao, sono Simona, le mani, la mente e il cuore dietro al progetto Hic Sunt Monstra, e questo è il mio blog, dove vi parlo prevalentemente di artigianato e ispirazione, ma anche di letteratura, come vi racconto in questo post.

Scrivere è una mia grande passione, spero di riuscire a farvi scoprire qualcosa in più sul mio lavoro e su di me anche tramite quello che leggo e scrivo.



Nei miei ricordi anche più remoti ho sempre un libro accanto. Con il tempo sono peggiorata, sviluppando nei confronti dei libri un vero e proprio attaccamento affettivo, non solo per le loro storie ma anche per il loro involucro. Amo e colleziono libri perché ho bisogno di loro. Perché li ho eletti a mia famiglia speciale.


Sia che seguiate la mia attività di artigiana Hic Sunt Monstra, sia che siate solo amici di Una tipa da libri, avrete notato che il libri e le storie sono sempre, in qualche modo, al centro del mio mondo. Non a caso ci sono stati momenti in cui ho desiderato che la mia vita potesse, anche professionalmente, essere incentrata su di loro: lavorare nell'editoria, aprire una libreria o lavorare in una biblioteca sono stati i miei primi sogni - molto prima che arrivasse Hic Sunt Monstra. Ma questa è una storia che vi racconterò un'altra volta.



Leggere è per me dare un senso alle cose, trovare la chiave per quelle porte che non si aprono, sentire la consolazione, l'abbraccio, la fiducia di chi scrivendo ci ha affidato un pezzo della sua anima.

Leggere è un rifugio, anche, un luogo fuori dallo spazio e dal tempo dove non invecchi, dove non sei sbagliata, dove non sei giudicata o messa continuamente alla prova. Dove sei tu, con i tuoi sentimenti, con le tue paure e con la tua unicità. Sola ma in compagnia di menti eccelse, cuori coraggiosi e personaggi dalle mille sfaccettature. Potrei andare avanti per ore a descrivere la sensazione che provo davanti alle pagine di un libro, e non avrei mai detto abbastanza.




Ci sono tanti libri che mi hanno formata, nei modi più disparati e nei momenti più assurdi della mia vita. Voglio condividerne con voi solo alcuni, e sono convinta che tra di voi ci sarà chi bisbiglierà "oh, anch'io, anche per me!" Se fosse così, scrivetemi e fatemelo sapere.



"Cime tempestose"

di Emily Brönte


"Cime tempestose" arrivò nelle mie mani a 10 anni, regalo di una cotta di scuola che non sapeva, con quel gesto, di aprirmi un mondo che non avrei più abbandonato.

La forza di un amore cupo e impossibile, l'immaginario gotico delle brughiere spazzate dal vento, delle stanze buie infestate, e tutto ciò che è dramma, maledizione ed eternità sono rimasti in me come un'impronta nella cera.

Heathcliff è stato il mio primo crush letterario, e Catherine una sorta di sorella dell'anima. In adolescenza la loro storia fu il mio insindacabile modello di amore eterno e indissolubile.

Oggi colleziono quante più edizioni possibili di questo romanzo. E lo rileggo almeno una volta l'anno. Non mi sorprende che ogni volta sia come la prima volta, come essere nel posto perfetto con le persone perfette, e in cui le solite cose che ci raccontiamo hanno ancora il potere di farci tremare.



"Il conte di Montecristo"

di Alexandre Dumas


I malloppi non mi spaventano, anzi. Ho sempre pensato che una bella storia lunga e corposa è capace di tenermi compagnia per tanto tempo, e la preferisco alle infinite saghe che non sai mai quando saranno concluse.

Questo titolo fa parte di quella lista di classici da leggere almeno una volta nella vita. È cultura.

Ma per me innamorarmene è stato facile come bere un bicchier d'acqua. Edmond Dantes è diventato la mia guida spirituale contro le ingiuste, il patrono della mia l'indignazione.. La sua storia - così magistralmente raccontata dal genio di Dumas padre - ha formato in me il bisogno che ogni torto debba trovare i mezzi per la sua rivalsa.

Non importa quanto spesso gli ideali dei libri restino nei libri, e nella vita reale abbiano difficoltà a manifestarsi o a sopravvivere. Abbiamo bisogno di storie in cui i buoni vincono per non dimenticare che nel nostro quotidiano dobbiamo sempre provare a ribellarci ai soprusi, ai torti e alle prevaricazioni.



"Il Signore degli Anelli"

di J.R.R. Tolkien


"Il signore degli Anelli" ha avuto due ruoli nella mia vita.

Il primo quando ne acquistai per la prima volta un'edizione in volume unico (1200 pagine, calcolai che avrei avuto da leggere per un bel po') e scoprii un fantasy come non lo avevo mai conosciuto.

Il secondo quando un paio di anni dopo - a fronte di una terrificante prospettiva di tesi di laurea su un inedito di T. S. Eliot calata sul tavolo dal mio relatore - rilanciai con una proposta di analisi su mito e magia nel capolavoro di Tolkien.

Un azzardo di cui non mi pento: fu infatti l'inizio di un periodo meraviglioso della mia vita di studentessa, che mi fece perfino credere che la cosa potesse procedere oltre. Così non è stato, ma l'amore per la Terra di Mezzo è rimasto. Intatto.

Difficile spiegare cosa sia leggere questa corposa avventura. La cosmogonia tolkeniana è qualcosa di incredibile, che non ha niente a che vedere con le saghe letterarie come le intendiamo oggi: credo fermamente che nel panorama fantasy resti qualcosa di ineguagliato. Tolkien non scrisse solo un libro, inventò un mondo, con le sue origini, la sua geografia, i suoi popoli, la sua lingua, le sue leggende e le sue tradizioni, il tutto in modo assolutamente coerente e verosimile.

Io ricordo ancora il peso di quel volume sullo stomaco - la versione inglese e quella in italiano praticamente si equivalgono. E quella sensazione di essere dentro la storia, a procedere passo passo con i protagonisti e allo stesso tempo a scavare nel tesoro di miti che fanno da humus alla narrazione: ancora la percepisco ogni volta che ci penso.


"Germinale"

di Emile Zola


In seconda media io e la mia professoressa di italiano facevamo una specie di gioco, ovvero lei continuava a prestarmi dei libri, nella convinzione che prima o poi sarebbe capitato quel volume troppo complesso, troppo adulto o troppo noioso che avrei finito per restituirle senza averlo finito.

Non è mai successo, neanche con "Germinale" di Zola. Questo titolo culto del verismo francese, in effetti, aveva tutte le premesse per farmi perdere la scommessa. Insomma, hai 12/13 anni e ti fanno leggere un romanzo denuncia sulle condizioni dei minatori francesi all'epoca della seconda rivoluzione industriale... E invece ho vinto io. Non solo leggendolo tutto, ma innamorandomene letteralmente.

La scrittura di Zola è magnifica: ti strapazza e ti risucchia. Pur rimanendo distaccato, Zola trasmette coinvolgimento totale, e ti apparecchia un dramma umano che sembra non conoscere distanze geografiche, temporali, culturali: è ancora qui, ancora oggi.

E poi c'è quell'indignazione che ti resta dentro. Quella che ti fa desiderare un Edmond Dantes che faccia giustizia. In questo, caso come purtroppo in altri, non arriva. Ma tu continui a sperarci, e va bene così.


"Intervista col vampiro"

di Anne Rice


Vi è mai capitato di sentire un forte bisogno di rinascere, dopo un momento di stallo, dopo un periodo orribile, dopo una lunga malattia?

Questo libro di Anne Rice - unico nel suo genere, e la cui grandezza l'autrice stessa non ha più, a mio avviso, eguagliato - arrivò nelle mie mani in uno di quei momenti lì. Un libro che parla in modo non convenzionale di vita e di morte, tirando in ballo una delle figure più abusate e controverse della letteratura horror, il vampiro, ma che nelle mani di Anne Rice acquista una potenzialità tutta nuova.

Il senso della vita, della non vita, e di tutto quello che gira attorno ai nostro corpi e alle nostre anime in questo romanzo diventano un'occasione per dipingere un affresco fantastico e barocco, dove il buio e l'orrore acquistano nuove e affascinanti sfumature.

Quello del vampiro è un immaginario che ho sempre adorato, fin dal mio incontro con i classici: Dracula, Carmilla, Lord Ruthven. Ma solo Anne Rice è riuscita a farmi sentire dalla parte di un notturno succhiasangue con un'intensità quasi dolorosa. Louis, Lestat, Armand e Claudia mi hanno prestato i loro occhi per scavare ai confini della notte, per tornare a "riveder le stelle" dopo un lungo periodo di totale cecità del cuore.



Questi sono cinque libri che mi hanno toccata in modo speciale. Tra tanti che avrei potuto citare, ho scelto quelli che più di altri sono arrivati in momenti particolari o insoliti della mia esistenza.

Non mancherò di parlarvi di altri volumi in qualche mia futura riflessione. Ma se avete voglia di un consiglio personale, potete anche contattarmi in privato su Instagram.

Se invece volete aiutarmi a leggere altri libri che potrebbero segnare positivamente il mio cammino umano, come sapete ho attiva una piccola wishlist su Amazon: i libri che mi arrivano da questa lista verranno recensiti su Una tipa da libri con una dedica speciale a vostro nome, e voi riceverete in cambio anche un buono sconto per acquistare da Hic Sunt Monstra.


Come sempre, grazie per essere qui, e buona lettura!






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